Il gioco è la dimensione che vivo da sempre, quella ricerca di soddisfazione data dal modificare la realtà passante su un foglio di carta o attraverso il combinare oggetti.
Immutata nel tempo, questa dimensione cambia forma, ma il risultato non cambia.

Puro divertimento, estraniante ma concreto, leggero ma impegnativo, irregolare ma rigoroso: irrinunciabile.

L’onestà del dichiararlo mi rende una persona libera, che ha la fortuna di credere nelle intuizioni e di gestire le emozioni, elaborandole a volte istintivamente, a volte ponderandole a lungo, ottenendo risultati mai definitivi.
Spesso sono cosciente di non aver raggiunto la migliore espressione prevista e questo mi porta immediatamente a pensare un’altra versione… quella smania del cercare nuove soluzioni, sapendo quante varianti, in quel momento, potrei adottare.
Il concetto di sperimentazione, per me, è legato al paradosso, ovvero alla somma di oggetti e forme che tra loro, nel pensiero logico, spesso entrano in cortocircuito.
La mia ricerca è fatta di accostamenti e equilibri tra oggetti spesso impensabili, sfidando un po’ la fisica e sfruttando al massimo il mio “autodidattismo”, decodificando costantemente gli oggetti raccolti, sperimentando soluzioni per rendere compatibile qualcosa di veramente imprevisto.
La mia formazione artistica mi ha sempre portato a vedere l’oggetto-materiale che cerco di riutilizzare come un reperto, con il diritto di vivere un’altra vita, in cui la dignità estetica e l’efficacia formale del progetto di design che lo contraddistingue possano essere abilitate oltre la funzione per cui è nato, diventando parte di un pesce, di una lampada o di un coccodrillo albino.
Ricordando una frase che uso spesso:
“la cosa migliore la devo ancora fare!”


passa dal laboratorio
Il laboratorio è a Livorno, in Borgo dei Cappuccini, 71.
Qui nascono le opere, tra materiali trovati, disegni e mani che lavorano.
Se passi da queste parti, la porta è sempre aperta





